Somministrazioni pubbliche – normative emergenziali e riduzione canone: e poi?

La questione per la p.a. concerne la possibilità di aderire ad eventuali richieste di rinegoziazione dei canoni concessori per gli effetti del quadro pandemico COVID-19 e delle generalizzate contrazioni che ne sono derivare.

I concessionari – a determinate condizioni – possono richiedere l’avvio di un procedimento di revisione del corrispettivo della concessione, facoltà richiama dall’art. 28-bis D.L. n. 34/2020 conv. in l. n. 77/20 (cd. decreto rilancio).

Orbene è anzitutto da premettersi che, nei contratti di concessione, il “rischio legato alla gestione dei lavori o dei servizi sul lato della domanda o sul lato dell’offerta o di entrambi” grava interamente sull’operatore economico (art. 3, d.lgs. 50/2016). Anche per tale motivo, del resto, la normativa obbliga il concessionario (che assume a sé tutto il rischio gestorio) a predisporre un piano economico-finanziario volto a verificare sia condizioni di convenienza economica sia la sostenibilità finanziaria.

Detta premessa non esclude tuttavia che il rapporto contrattuale debba mantenersi in equilibrio per tutta la sua durata: proprio a tal fine, l’art. 182 del Codice dei contratti pubblici prevede la possibilità di riequilibrarne le condizioni (economiche e finanziarie) anche in corso di affidamento, qualora sopravvenienze, non imputabili all’operatore, alterino le condizioni originarie. In sostanza il sistema concessorio alloca il rischio d’impresa integralmente al gestore, fintanto che eventi straordinari e non imputabili, non incidano sulla sostenibilità complessiva dell’affidamento. In tal caso si rende doveroso l’avvio di un procedimento di revisione del piano economico-finanziario. Infatti, “il verificarsi di fatti non riconducibili al concessionario che incidono sull’equilibrio del piano economico finanziario può comportare la sua revisione da attuare mediante la rideterminazione delle condizioni di equilibrio” (art. 165 co. 6 Codice cit.).

Muovendo dalla natura trilaterale del rapporto concessorio (Amministrazione-Impresa-Utenza) anche la giurisprudenza ha ricompreso il “rischio di domanda” nel più generale “rischio operativo” per il quale maggiori o minori flussi di cassa derivanti da cause imprevedibili e non imputabili possanodar luogo al procedimento di revisione (TAR Lazio, Roma, Sez. III, 18 marzo 2020, n. 3371).

Accanto a detto quadro generale, più di recente, l’art. 28 bis del D.L. n. 34/2020, conv. con L.77/2020 ha stabilito che “in caso di contratti di appalto e di concessione che prevedono la corresponsione di un canone a favore dell’appaltante o del concedente e che hanno come oggetto il servizio di somministrazione di alimenti e bevande mediante distributori automatici presso gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, le università e gli uffici e le amministrazioni pubblici, qualora i relativi dati trasmessi all’Agenzia delle Entrate ai sensi dell’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, e dei relativi decreti, disposizioni e provvedimenti attuativi, mostrino un calo del fatturato conseguito dal concessionario per i singoli mesi interessati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19 superiore al 33%, le amministrazioni concedenti attivano la procedura di revisione del piano economico-finanziario prevista dall’articolo 165, comma 6, del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n.50, al fine di rideterminare, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e per il solo periodo interessato dalla citata emergenza, le condizioni di equilibrio economico delle singole concessioni”.

Ne consegue che, in applicazione dei principi generali che governano ogni rapporto contrattuale e per il nuovo quadro normativo, l’emergenza epidemiologica ha potuto costituire la tipizzazione di quell’evento straordinario ed estraneo dalla sfera di controllo delle parti, idoneo a rompere l’equilibrio contrattuale originario e a determinare l’avvio della procedura di revisione del piano economico-finanziario.

D’ora in poi???

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Avv. Emilio Cintolo

L’Avvocato Emilio Cintolo consegue la laurea in Giurisprudenza nel 2004, e si abilita all’esercizio della professione forense nell’ottobre del 2007.

Completa la sua formazione per l’avvocatura sia con la Scuola di specializzazione per le professioni legali dell’Università di Catania (corso biennale 2004/2006) poi, nel 2016 col corso propedeutico all’iscrizione nell’Albo speciale dei cassazionisti presso la Scuola superiore dell’avvocatura del Consiglio Nazionale Forense.

Specializzato in diritto Penale e relatore in numerosi convegni ed eventi formativi, è attualmente componente del direttivo della membro del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Ragusa ed è patrocinatore presso le giurisdizioni superiori.

Maria Cristina Emmi

L’Avv. Maria Cristina Emmi si laurea in Giurisprudenza nel luglio del 2008 presso l’Università degli studi di Catania. Svolge il periodo di pratica forense collaborando con studi legali con sede a Catania specializzati nel settore del diritto civile, diritto del lavoro e diritto amministrativo, con particolare riferimento alla materia urbanistica e delle espropriazioni.

Nel 2011 si abilita all’esercizio della professione forense presso la Corte d’Appello di Catania ed inizia a svolgere la sua attività professionale patrocinando principalmente ricorsi innanzi al TAR ed al Tribunale Civile.

Dal 2016 l’Avv. Emmi, con una spiccata propensione all’approfondimento di argomenti riguardanti il diritto amministrativo, collabora con Enti di formazione svolgendo attività di docenza esterna in favore di impiegati comunali e dipendenti di società partecipate erogando formazione nelle materie specificamente dell’ordinamento degli enti locali, codice dell’amministrazione digitale, codice degli appalti, protocollo informatico, incompatibilità per i pubblici dipendenti, legge sul procedimento amministrativo, concorsi e stabilizzazioni nella Pubblica Amministrazione, sanzioni disciplinari.

Giuseppe D’Amico

L’Avvocato Giuseppe D’Amico consegue la Laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Catania nell’aprile del 2006, e si abilita all’esercizio della professione forense nel 2010. Nonostante l’estrazione “penalistica” dovuta ad una lunga pratica in questo settore del diritto, egli approfondisce anche altre tematiche del diritto, in particolar modo le società. Così ottiene un master di primo livello in “Diritto delle Società ed Economia delle aziende” nel 2016, mentre nel 2018 consegue la laurea specialistica in Scienze Economiche con il massimo dei voti.
Esperto in diritto dell’immigrazione, vanta una esperienza di sette anni come consulente legale del più grande centro d’accoglienza europeo sito in Mineo, e a tutt’oggi cura i ricorsi avverso il diniego della richiesta di protezione internazionale ex art. 35 bis D.lgs 25/2008. E’ anche autore di progetti sull’ introduzione alla legalità destinati ai richiedenti asilo, ed ha ideato protocolli di assistenza legale relativi alla richiesta di protezione internazionale presso le Commissioni Territoriali.
Ha collaborato per cinque anni in qualità di legale con la sigla UIL FPL settore pubblica amministrazione, curando diversi ricorsi dinanzi al Tribunale del Lavoro di Catania.
Dal 2017 è iscritto nell’Albo degli Amministratori Giudiziari, presso il Ministero della Giustizia e collabora in qualità di coadiutore nominato dall’Autorità Nazionale per i Beni Confiscati (ANBSC).
Si occupa inoltre della formazione universitaria attraverso l’attività di tutoring e coaching in materie giuridiche.

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